Il tetto di legge, le università che hanno scelto di stare sotto, la differenza tra atenei pubblici e telematici e cosa succede a chi ha già i 24 CFU: la guida completa.
Cosa sono i CFU: la definizione che serve davvero
Prima di parlare di costi, chiariamo il concetto base. CFU è l’acronimo di Credito Formativo Universitario: è l’unità di misura del lavoro richiesto a uno studente per completare un’attività didattica.
Un CFU corrisponde a 25 ore di impegno complessivo, che comprendono sia le lezioni frontali sia lo studio individuale. Nella maggior parte dei corsi, a ogni CFU corrispondono circa 8 ore di lezione in aula, mentre le restanti 17 sono dedicate allo studio autonomo.
Facciamo i conti concreti sul percorso abilitante:
- 60 CFU = 1.500 ore di impegno complessivo (circa 225 ore di lezione)
- 36 CFU = 900 ore di impegno complessivo
- 30 CFU = 750 ore di impegno complessivo (circa 150 ore di lezione)
Nel sistema universitario italiano, una laurea triennale vale 180 CFU e una magistrale 120 CFU. I crediti formativi universitari sono quindi il “linguaggio comune” con cui si misura ogni percorso di studio, ed è per questo che i percorsi abilitanti all’insegnamento vengono identificati proprio con il numero di crediti che rilasciano.
Quanto costano i 60 CFU: il tetto fissato per legge
Il DPCM 4 agosto 2023 ha stabilito un limite massimo che nessuna università può superare:
- 2.500 € per il percorso da 60 CFU
- 2.000 € per i percorsi da 30 e 36 CFU
- 150 € come costo massimo della prova finale abilitante
Questo tetto vale allo stesso modo per atenei pubblici e privati: è un vincolo di legge, non una scelta commerciale. Gli atenei possono però fissare importi più bassi, ed è esattamente qui che nascono le differenze di prezzo.
Dove costano meno: l’ateneo pubblico che ha fatto la differenza
L’Università di Bologna è stata il primo grande ateneo italiano ad adottare un modello di tariffazione progressiva, ed è attualmente il riferimento per chi cerca il 60 CFU al costo più basso:
- Prima rata: 1.200 €, uguale per tutti, senza riduzioni.
- Seconda rata: fino a 1.200 €, ma calcolata in base all’ISEE. Per le fasce di reddito più basse la riduzione può essere sostanziale, portando il costo complessivo ben al di sotto del tetto di 2.500 €.
- Esenzione totale approvata per gli studenti con disabilità.
Anche l’Università di Pisa si è collocata sotto il massimale, con 2.000 € per il percorso da 60 CFU e 1.600 € per quello da 30 CFU. Altri atenei statali — tra cui Catania, Trieste, Firenze, Udine e Siena — hanno applicato riduzioni entro il tetto per specifiche categorie di corsisti.
E le università telematiche private?
Gli atenei telematici si collocano generalmente vicino al tetto massimo: si va dai circa 2.380 € ai 2.516 € per il percorso da 60 CFU. In compenso offrono maggiore flessibilità nella frequenza e rateizzazioni mensili senza interessi, un elemento che può contare molto per chi lavora.
La sintesi onesta è questa: se il criterio è il prezzo puro, oggi conviene un ateneo pubblico che abbia adottato la progressività ISEE, come Bologna. Se invece il criterio è la conciliazione con il lavoro, il maggior costo di una telematica può essere un investimento ragionevole.
Ho i vecchi 24 CFU: come li integro?
Qui si concentra la confusione più diffusa, perché la risposta dipende da una sola variabile: aver vinto o meno un concorso.
Caso 1 — Hai i 24 CFU ma NON hai vinto un concorso
Devi iscriverti al percorso da 60 CFU. La buona notizia è che i tuoi crediti non sono persi: l’articolo 8 del DPCM 4 agosto 2023 prevede il riconoscimento dei 24 CFU conseguiti entro il 31 ottobre 2022 all’interno del percorso, riducendo il numero di attività da sostenere. Il riconoscimento avviene automaticamente con l’invio della domanda telematica di iscrizione: non servono procedure manuali separate.
Caso 2 — Hai i 24 CFU e SEI vincitore di concorso
In questo caso accedi al percorso di completamento da 36 CFU (Allegato 5 del DPCM), pensato esattamente per portare la tua formazione pregressa al livello dei 60 CFU complessivi. I 36 CFU si concentrano su ciò che non era compreso nel vecchio pacchetto: soprattutto tirocinio diretto e indiretto e approfondimenti di didattica disciplinare.
Lo stesso percorso da 36 CFU è aperto anche agli ITP (Insegnanti Tecnico-Pratici) vincitori di concorso non ancora abilitati, indipendentemente dal possesso dei 24 CFU.
Un requisito che vale in ogni caso
Qualunque strada tu segua, resta obbligatorio conseguire almeno 10 CFU di tirocinio diretto, come previsto dall’art. 2-bis del D.Lgs. 59/2017. È l’elemento che il vecchio sistema dei 24 CFU non includeva e che la riforma ha reso irrinunciabile.
Tre cose da verificare prima di iscriverti
- La classe di concorso deve essere attivata in quell’ateneo, in quell’anno: l’accreditamento non garantisce che la classe compaia nel bando.
- Puoi iscriverti a una sola università per la stessa classe di concorso. Un errore di iscrizione comporta l’esclusione senza rimborso.
- Serve almeno il 70% di frequenza per ogni attività formativa per accedere alla prova finale, e fino al 50% delle lezioni può svolgersi online in modalità sincrona (esclusi tirocini e laboratori).
In sintesi
Il costo dei 60 CFU è vincolato per legge a un massimo di 2.500 €, uguale per pubblico e privato. Chi cerca il risparmio massimo guarda oggi agli atenei statali con tariffazione ISEE — Bologna in testa, con una prima rata di 1.200 € e una seconda modulata sul reddito. Chi ha i vecchi 24 CFU non li ha persi: valgono come riconoscimento dentro il percorso da 60 CFU, oppure danno accesso diretto al percorso da 36 CFU se si è vincitori di concorso.
Non sai in quale dei due casi rientri, o vuoi capire quale ateneo conviene davvero nella tua situazione? Scrivilo nei commenti qui sotto: rispondo personalmente e valutiamo insieme il percorso più adatto al tuo profilo.
Fonti: DPCM 4 agosto 2023 (Gazzetta Ufficiale n. 224 del 25 settembre 2023); D.Lgs. 13 aprile 2017 n. 59, art. 2-bis; DM MUR n. 621 del 22 aprile 2024; delibere e bandi degli atenei citati. Importi e condizioni sono definiti ogni anno dai singoli bandi e i massimali di legge vengono aggiornati ogni tre anni: verifica sempre gli avvisi ufficiali dell’anno accademico di interesse prima di iscriverti.

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