La scuola dell’infanzia «Dante Alighieri» di Sapri celebra la XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno con cento passi verso la legalità. Un gesto piccolo, un messaggio enorme: la giustizia si impara da bambini, e si pratica da adulti.
Aspirazione — Quando i bambini insegnano ai grandi
C’è qualcosa di profondamente commovente, e allo stesso tempo di straordinariamente rivoluzionario, in un gruppo di bambini che si mette in cammino per ricordare le vittime innocenti delle mafie. Non lo fanno armati di slogan studiati a tavolino da adulti cinici, né per recitare una parte in un copione già scritto. Lo fanno con la spontaneità propria dell’infanzia, con i colori di un gelato, con la metafora più semplice e più vera che si potesse scegliere: ogni gusto è un diritto.
È quello che hanno fatto i bambini e le bambine della scuola dell’infanzia «Dante Alighieri» di Sapri, in provincia di Salerno, aderendo all’iniziativa «100 Passi verso il 21 Marzo 2026» promossa dall’associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti. Cento passi concreti, fisici, misurabili: dalla scuola al Palazzo del Comune, dove il Sindaco e una rappresentanza di adulti della città li aspettano per accogliere un messaggio che non si dimentica facilmente.
“L’educazione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo.”
— Nelson Mandela, discorso all’Università di Johannesburg, 2003
L’aspirazione che muove questo evento non è una semplice celebrazione commemorativa. È qualcosa di più profondo: è la convinzione, radicata nella pedagogia più illuminata, che i valori della legalità, del rispetto e della giustizia non si proclamano — si incarnano. Si vivono. Si camminano, letteralmente, passo dopo passo. E quando a farlo sono dei bambini di quattro, cinque, sei anni, l’impatto sulla comunità è moltiplicato in modo esponenziale, perché nessun adulto riesce a restare indifferente davanti all’innocenza che chiede giustizia.
Il tema scelto — «Nel Palazzo di Gelato, ogni gusto è un diritto» — è un capolavoro di comunicazione pedagogica. Il gelato, con i suoi colori vivaci e i suoi gusti molteplici, diventa la metafora perfetta della diversità come ricchezza: rispetto (rosa fragola), amicizia (giallo limone), giustizia per tutti (un gran cono a colazione!). E poi, come gusto definitivo che li contiene tutti, gentilezza e lealtà: «il gusto della legalità».
Problema — Le mafie non sono storia passata: sono presente
Sarebbe comodo, e pericolosamente falso, parlare di mafia come di un fenomeno residuale, relegato alla cronaca nera di epoche lontane o a territori geograficamente circoscritti. La realtà è ben diversa, e chi si occupa di pensiero critico ha il dovere di dirla chiara: le organizzazioni criminali di stampo mafioso sono oggi tra le imprese più floride e ramificate del pianeta. Penetrano l’economia legale, condizionano la politica, inquinano la cultura civica e, soprattutto, producono vittime innocenti.
Dal 1983 a oggi, Libera – Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie ha raccolto i nomi di oltre mille vittime innocenti delle mafie. La XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno, ogni 21 marzo, le ricorda tutte, una per una. Quest’anno cade il 21 marzo 2026.
Il problema non è solo criminale: è culturale. Le mafie prosperano laddove la cultura della delega è più forte della cultura della responsabilità. Prosperano quando i cittadini delegano ai «potenti» la gestione del territorio, quando accettano favori in cambio di obbedienza, quando preferiscono non sapere, non vedere, non parlare. Prosperano, in altre parole, dove la mente smette di essere sovrana e diventa suddita.
“Il segreto della libertà sta nell’educazione degli uomini; il segreto della tirannia sta nel tenerli ignoranti.”
— Maximilien Robespierre, discorso all’Assemblea nazionale, 1792
Il problema, dunque, ha radici profonde quanto la storia dell’umanità: è il problema dell’abdicazione intellettuale. Smettere di pensare con la propria testa è il primo passo verso qualsiasi forma di asservimento — alla criminalità organizzata, al populismo politico, agli algoritmi che decidono per noi cosa leggere, cosa desiderare, chi votare. Il filo che collega la lotta alla mafia alla difesa del pensiero critico non è metaforico: è reale, concreto, urgente.
E allora, di fronte a questo scenario, cosa possono fare dei bambini di cinque anni? Tutto. Perché il cambiamento culturale si semina nell’infanzia o non si semina affatto. Gli studi di psicologia dello sviluppo — a partire dalle ricerche pionieristiche di Jean Piaget e Lawrence Kohlberg — mostrano con chiarezza che le strutture morali fondamentali si formano nei primissimi anni di vita. Non c’è investimento più efficace, per una società civile, che quello nella formazione etica dei bambini.
Progetto — Cento passi che diventano un metodo
Il progetto «100 Passi verso il 21 Marzo» non è solo un evento simbolico: è un metodo. È la dimostrazione pratica che il cambiamento culturale ha bisogno di azioni concrete, misurabili, ripetibili. Cento passi è una distanza che un bambino può percorrere. Cento passi è una promessa che un bambino può mantenere. E ogni promessa mantenuta costruisce quella che gli psicologi chiamano «self-efficacy»: la fiducia nella propria capacità di cambiare le cose.
La scuola dell’infanzia «Dante Alighieri» di Sapri ha fatto qualcosa di più di una passeggiata commemorativa. Ha insegnato ai suoi alunni che la legalità non è un concetto astratto da apprendere su un libro, ma una pratica quotidiana che si esercita nelle relazioni, nel rispetto reciproco, nella capacità di riconoscere l’altro come portatore di diritti pari ai propri. Ha insegnato, in sostanza, a ragionare.
“Insegnare ai bambini a pensare è il più grande servizio che un educatore possa rendere alla società.”
— John Dewey, «Democrazia e educazione», 1916
Il metodo APPO — Aspirazione, Problema, Progetto, Opportunità — che questo sito utilizza sistematicamente per affrontare ogni tema complesso, trova in questo evento una delle sue applicazioni più emozionanti. Perché i bambini di Sapri, inconsapevolmente, hanno applicato esattamente questo schema: hanno immaginato un mondo migliore (aspirazione), hanno riconosciuto che la mafia è un ostacolo reale (problema), hanno costruito un progetto concreto di azione civica (progetto), e ora ci mostrano la strada per trasformare questa esperienza in qualcosa di più grande (opportunità).
Questo è ciò che intendiamo per «mente allenata»: non una mente enciclopedica, non necessariamente una mente istruita in senso accademico, ma una mente che sa riconoscere i problemi reali, che sa immaginarsi protagonista della soluzione, che sa passare dall’analisi all’azione. È una mente che non delega — né alla criminalità organizzata, né ai politici di turno, né agli algoritmi dell’intelligenza artificiale — le decisioni che riguardano la propria vita e quella della propria comunità.
Il progetto di Libera, di cui l’iniziativa dei bambini di Sapri è un tassello significativo, insegna esattamente questo. Insegna che la memoria non è nostalgia: è bussola. Insegna che ricordare i nomi delle vittime innocenti non è un rito funebre, ma un atto politico nel senso più alto del termine — un atto che afferma: queste vite avevano valore, e il loro valore ci obbliga ad agire.
Opportunità — Una comunità che pensa, resiste e costruisce
Ogni evento di questa portata contiene, per chi sa leggerlo, una molteplicità di opportunità. La prima è quella educativa: l’esperienza vissuta dai bambini di Sapri diventerà parte della loro memoria emotiva per tutta la vita. Non dimenticheranno quella passeggiata. Non dimenticheranno il significato del «gusto della legalità». E quando, da adolescenti e poi da adulti, si troveranno di fronte a scelte morali difficili — accettare un favore di dubbia provenienza, voltarsi dall’altra parte davanti a un sopruso, obbedire in silenzio a chi detiene il potere — avranno dentro di sé una bussola che quella mattina di marzo gli è stata consegnata.
La seconda opportunità è quella comunitaria. Quando il Sindaco di Sapri accoglierà i bambini al Palazzo del Comune, avrà compiuto un gesto che va ben oltre il protocollo istituzionale. Ha sancito un patto: la comunità adulta si impegna a non tradire le aspettative dei bambini. È un patto che vale più di mille delibere consiliari, perché è un patto morale, pubblico, testimoniato. E i patti morali, quando sono autentici, creano comunità.
“Una nazione può sopravvivere ai suoi sciocchi e persino agli ambiziosi. Ma non può sopravvivere al tradimento dall’interno.”
— Marco Tullio Cicerone, «De Re Publica», 54 a.C.
La terza opportunità è quella che riguarda tutti noi, lettori di utile.top, cittadini consapevoli o in cammino verso la consapevolezza. L’opportunità è questa: riconoscere che il pensiero critico non è un lusso intellettuale per pochi eletti. È una competenza di sopravvivenza. Le regole fondamentali per la sopravvivenza del genere umano non parlano solo di cibo, acqua e riparo: parlano di giustizia, di coesione sociale, di capacità di costruire comunità in grado di resistere alle forze disgreganti — tra cui, in primis, le organizzazioni criminali che prosperano sull’ignoranza e sulla paura.
Ogni persona che impara a distinguere i fatti dall’opinione, a valutare le fonti, a ragionare per principi prima che per convenienze immediate, è un anticorpo che la società produce contro i suoi stessi veleni. Ogni bambino che cammina cento passi verso la legalità è una promessa che il futuro sa fare a se stesso. E ogni adulto che si unisce a questa comunità di pensatori — anche solo abbonandosi a una newsletter, anche solo rifiutando di farsi pensare al posto suo — è un passo in più verso un mondo più giusto.
Il metodo APPO è, in questo senso, uno strumento di emancipazione intellettuale. Non è riservato agli accademici né ai professionisti della comunicazione. È uno schema mentale che chiunque può imparare, allenare e applicare: nella lettura di una notizia, nella valutazione di una proposta politica, nell’analisi di un contratto, nella comprensione di un fenomeno sociale. È lo strumento con cui una mente diventa sovrana — e una mente sovrana è l’unica vera garanzia che abbiamo contro ogni forma di tirannia, visibile o invisibile.
“L’ignoranza è la notte della mente, una notte senza luna e senza stelle.”
— Confucio, «Dialoghi», V secolo a.C.
La XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno ci ricorda che esistono ancora persone disposte a fare sacrifici reali — fino al sacrificio supremo — in nome della legalità e della dignità umana. Li ricordiamo non per piangere su di loro, ma per essere all’altezza di ciò che ci hanno lasciato. Quello che ci hanno lasciato è semplice: l’esempio che si può scegliere da che parte stare. Sempre. In ogni momento. Con ogni parola, con ogni azione, con ogni passo.
I bambini di Sapri lo hanno fatto con cento passi. Noi possiamo farlo con mille riflessioni, mille scelte consapevoli, mille conversazioni in cui diciamo la verità anche quando è scomoda. Possiamo farlo ogni giorno, nel piccolo della nostra vita quotidiana, ricordando che le grandi trasformazioni storiche non sono mai il frutto di eroi solitari: sono il risultato di comunità pensanti che decidono, insieme, di non delegare il proprio destino.
La legalità non è un obbligo imposto dall’esterno: è una scelta che nasce dall’interno, da una mente che ha capito che vivere in una comunità giusta è nell’interesse di tutti, a partire da se stessi. I bambini di Sapri lo sanno già. Tocca a noi adulti non dimenticarlo.
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