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Passo 23: prepara un indirizzo stabile per WordPress
Prima del cambio DNS devi sapere dove continuerai a scrivere. Se WordPress viene raggiunto soltanto dal dominio che stai per spostare su Pages, dopo il passaggio quello stesso indirizzo mostrerà i file statici. Scrivi quindi due righe nel progetto: “origine editoriale” e “sito pubblico”, con gli indirizzi effettivi e il modo per accedere alla bacheca.
L’origine può restare su un indirizzo WordPress.com utilizzabile oppure su un sottodominio dedicato, in funzione delle possibilità del tuo piano. Chiedi al supporto di confermare come mantenerla raggiungibile quando il dominio pubblico punterà altrove. Verifica login, media e generazione su quell’indirizzo prima del passaggio. Non presumere che il vecchio sottodominio resti indipendente dai reindirizzamenti del dominio principale.
Se non puoi ottenere un’origine separata affidabile, puoi mantenere WordPress locale o su un hosting distinto. È una migrazione aggiuntiva, da completare prima. Non impostare indirizzi a tentativi nella configurazione WordPress: potresti rendere difficile l’accesso. Per un principiante questo è il punto giusto in cui farsi accompagnare dal supporto, mostrando il progetto preciso.
Proteggi l’origine in modo compatibile con il generatore. Una password o un controllo di accesso possono impedire anche all’esportatore di leggere le pagine. Dopo qualsiasi protezione ripeti un’esportazione di prova. Non confondere la protezione degli accessi con noindex: quest’ultimo non impedisce alle persone di aprire un indirizzo conosciuto.
Passo 24: conserva indirizzi e metadati
Se mantieni lo stesso dominio e gli stessi percorsi, riduci le variabili della migrazione. La guida Google al cambio hosting è il riferimento per questo caso. Non cambiare contemporaneamente nomi degli articoli, struttura delle categorie e dominio se non esiste una necessità concreta.
Apri il sorgente di alcune pagine esportate e cerca title, description e canonical. Il canonical della versione pubblica deve indicare l’indirizzo pubblico corretto, non il dominio di prova o quello editoriale. Controlla anche le immagini per le condivisioni. Le indicazioni Google sulla canonicalizzazione aiutano a mantenere coerenti i segnali.
Verifica che sitemap e robots.txt esistano realmente nella copia pubblicata. Una sitemap generata dinamicamente dal vecchio WordPress non compare automaticamente su un server statico. Aprila e prova alcuni indirizzi elencati. Non pubblicare una sitemap piena di URL del laboratorio, e non lasciare un blocco generale all’indicizzazione proveniente dall’ambiente di prova.
Se devi cambiare un percorso, prepara una corrispondenza fra vecchio e nuovo. Pages consente regole nel file _redirects, documentate nella guida ufficiale. Un esempio minimale, da adattare soltanto se hai davvero rinominato quella pagina, è il seguente.
/vecchia-guida/ /nuova-guida/ 301
Non indirizzare indiscriminatamente tutte le pagine mancanti verso la home. Prepara invece una vera pagina di errore, salvata come 404.html nella radice, con un messaggio comprensibile e un collegamento all’indice. Pages può interpretare l’assenza di questo file come un’applicazione a pagina singola: controlla dunque che un indirizzo inventato restituisca realmente lo stato 404, non una home con stato 200.
Passo 25: collega il dominio senza dimenticare la posta
Apri il progetto Pages, entra in Custom domains e aggiungi il dominio seguendo la procedura ufficiale. Per il dominio principale, come example.com, Pages richiede la zona DNS su Cloudflare e i relativi nameserver. Per un sottodominio è possibile mantenere DNS esterni e usare il CNAME indicato, dopo averlo associato al progetto.
Prima di cambiare nameserver, copia e confronta l’intera configurazione DNS, compresi record della posta, verifiche e sottodomini. MX e TXT non sono dettagli inutili: rimuoverli può interrompere servizi che non hanno nulla a che vedere con il sito. Se è attivo DNSSEC, coordina il cambio con il registrar seguendo le istruzioni dei fornitori.
Genera ora l’esportazione destinata al dominio definitivo, usando la relativa configurazione degli URL. Controllala e distribuiscila prima di inviare i visitatori al nuovo hosting. Conserva le regole noindex limitate agli indirizzi temporanei, verificando che non interessino il dominio pubblico. Non usare la copia di prova con collegamenti ancora diretti a pages.dev.
Passo 26: verifica il passaggio
Quando dominio e certificato risultano attivi, apri home e pagine interne via HTTPS. Prova anche la variante con o senza www prevista dal progetto. Controlla da una seconda rete, per esempio il telefono su rete mobile, perché le risposte DNS possono aggiornarsi in tempi diversi. Verifica inoltre invio e ricezione della posta, se il dominio la gestisce.
Prompt finale: “Questi sono origine, dominio pubblico, indirizzi campione e risultati dei controlli. Cerca incoerenze fra canonical, sitemap, reindirizzamenti e noindex. Indica soltanto problemi osservabili o ipotesi esplicite. Prima di suggerire modifiche DNS, chiedimi quali record sono presenti. Non garantire il mantenimento delle posizioni su Google”.
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