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Passo 6: prepara l’origine editoriale
Entra nella bacheca come amministratore. Se puoi usare un ambiente di prova, preferiscilo per le modifiche preparatorie. In alternativa, l’esportazione può partire dal sito pubblico, purché tu abbia completato il backup e non stia includendo contenuti riservati. Il semplice download di una copia statica non richiede di spostare immediatamente il dominio.
Apri Plugin, Aggiungi nuovo, cerca Simply Static e confronta il risultato con la pagina ufficiale del plugin. Installa e attiva. Segui la guida del produttore per i requisiti aggiornati. La versione gratuita consente l’esportazione di base; alcune integrazioni e automazioni appartengono alle opzioni a pagamento.
Apri la diagnostica del plugin e controlla eventuali errori. Non ignorare avvisi relativi alle richieste interne, ai permessi di scrittura o all’esecuzione delle attività. Salva il messaggio completo, senza credenziali. Se non comprendi il problema, chiedi al supporto dell’hosting o all’IA di spiegarti quale prerequisito manca, senza modificare configurazioni casuali.
Se il tuo piano non permette plugin, le strade realistiche sono aggiornare il piano oppure esportare i contenuti verso un’installazione WordPress controllata, anche locale. Il trasferimento XML non ricrea automaticamente il design. Prima devi ricostruire e verificare il sito di origine, poi esportarlo. Non caricare un XML su Cloudflare aspettandoti una pagina web.
Passo 7: scegli ZIP e indirizzi di destinazione
In Simply Static apri Deploy e scegli ZIP Archive come metodo di distribuzione, quindi salva. Questo percorso produce un archivio scaricabile: non pubblica automaticamente le pagine sul nuovo hosting. La procedura ZIP ufficiale aiuta a riconoscere le etichette dell’interfaccia, che possono cambiare fra versioni.
Apri General e individua Replacing URLs. Per la destinazione definitiva userai normalmente Absolute URLs, indicando HTTPS e il dominio pubblico. Per una prova completa conviene conoscere prima l’indirizzo assegnato dal progetto Cloudflare: nel capitolo successivo vedremo come ottenerlo con una pagina provvisoria. Poi tornerai qui e genererai la copia per quel preciso indirizzo.
La guida sulla sostituzione degli URL distingue indirizzi assoluti, percorsi relativi e modalità offline. Quest’ultima serve alla consultazione locale, non alla pubblicazione. Evita di scegliere un’opzione soltanto perché sembra più semplice: collegamenti, immagini social e metadati devono riferirsi alla destinazione corretta.
Annota due configurazioni distinte: “prova” con il dominio temporaneo e “produzione” con quello definitivo. Non cambiare gli indirizzi generali di WordPress solo per impostare la destinazione dell’esportazione. Sono operazioni differenti. Se il generatore mostra campi separati per protocollo e host, non incollare un indirizzo completo nel campo che richiede soltanto il dominio.
Passo 8: includi ciò che il navigatore potrebbe saltare
Un generatore scopre molte risorse seguendo i collegamenti, ma una pagina isolata può sfuggirgli. Confronta l’elenco preparato nel capitolo precedente con le pagine raggiungibili dai menu. Includi anche PDF importanti, sitemap effettive e risorse necessarie. Non aggiungere indiscriminatamente directory contenenti backup, database o materiale privato.
Le impostazioni Include di Simply Static permettono di specificare URL aggiuntivi, uno per riga, e file o cartelle. Nei campi destinati ai file servono percorsi del server, non indirizzi web. Per un principiante è preferibile iniziare dagli URL esatti. L’esportazione di endpoint JSON non trasforma una copia statica in un’API capace di ricevere nuovi dati.
Passo 9: esegui e controlla l’esportazione
Seleziona l’intero sito e avvia Push, oppure il comando di generazione equivalente nella tua versione. Attendi il completamento e scarica lo ZIP dal registro attività. La documentazione del processo distingue Activity Log ed Export Log: il primo racconta l’operazione, il secondo aiuta a controllare gli indirizzi elaborati e i relativi risultati.
Apri l’archivio e individua index.html, le cartelle delle pagine e le risorse. Non pubblicare un archivio contenente file SQL, wp-config.php, credenziali o copie amministrative. Un’esportazione statica pubblica deve contenere file destinati ai visitatori. Se trovi materiale inatteso, fermati e chiarisci da quale processo è stato prodotto.
Confronta alcuni indirizzi del registro con l’elenco di controllo. Un errore 404 indica una risorsa non trovata; 403 un accesso negato; 500 un problema del server. Non ogni avviso blocca l’intero progetto, ma devi capire se riguarda una funzione necessaria. Un carattere tipografico mancante e un modulo irraggiungibile hanno conseguenze diverse.
Prompt utile: “Ecco il registro di esportazione anonimizzato. Raggruppa gli errori per causa probabile, separa problemi bloccanti e secondari, indica quali dati mancano. Per ogni ipotesi proponi un controllo e una modifica reversibile. Non considerare completata la verifica soltanto perché lo ZIP è stato generato”. Conserva la risposta insieme alla versione testata.
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